Da un’idea di Giuseppe Granieri alcune riflessioni e digressioni personali sulla didattica del terzo millennio.

Qualche giorno fa mi trovavo presso l’ateneo dell’Università degli Studi di Bari per ascoltare un’intervista di Enzo Mansueto a Giuseppe Granieri. Gli spunti di riflessione e gli interrogativi sorti durante quell’interessante incontro sono stati numerosi e stimolanti. Uno tra tutti ha attirato il mio interesse: l’accelerazione della condivisione e dello sviluppo della conoscenza, impresso da Internet, costringe gli attori dello scenario attuale ad assistere ai cambiamenti prodotti sulla società, senza consentire una progettazione di eventi e fenomeni.

Da insegnante, non ho potuto fare a meno di collegare questo concetto con l’analogo fenomeno da me registrato in campo didattico. Per quella fetta di mondo della formazione che si dedica agli sviluppi dell’apprendimento, integrati ed arricchiti dalle nuove tecnologie (ormai non più tanto nuove, come dice lo stesso Granieri) appare chiaro che oggi l’insegnamento vede ampliato il suo ventaglio di applicazione. Non si espande solo nei concetti e nelle metodologie, ma anche nella rapidità dei tempi di applicazione e di raggiungimento degli obiettivi. Il rapporto tra i cambiamenti innescati dai percorsi formativi e il tempo nel quale questi avvengono diventa sempre maggiore con l’aumentare della pervasività di strumenti ed ambienti digitali nell’ambito didattico. Tutto questo è maggiormente vero nel campo della lifelong education dove un progetto formativo a lungo termine diventa ormai svincolato da ogni tipo di organizzazione progettuale che rischierebbe di imbrigliare e costringere gli spazi di crescita culturale, professionale e personale.

Qual è il rischio? Un caos insostenibile che rischia di trascinarci alla deriva?

L’impossibilità di progettazione di cui si parla non vuol dire necessariamente mancanza di pianificazione. Può significare, piuttosto, apertura verso sviluppi inattesi, attenzione verso i segnali anche minimi, anomali o non correlati di tali sviluppi. E gli strumenti per cogliere queste avvisaglie possono essere vari: narrazioni descrittive di attività didattiche innovative e pionieristiche, ascolto attento e riflessivo delle pratiche didattiche, condivisione di esperienze attraverso la circolazione delle idee ed i collegamenti dei protagonisti, anche se operano a grande distanza.

Tali collegamenti sono già una realtà, ma non sempre vengono sfruttati per ciò che possono offrire.

Sono i collegamenti esistenti tra le persone attraverso blog, wiki, social network, piattaforme LMS, siti web; sono collegamenti esistenti tra le informazioni attraverso i “dati linkati”, secondo il sogno di Tim Berners-Lee, l’ideatore, 20 anni fa, del World Wide Web.

Dati scientifici, dati personali, dati meteorologici, dati su eventi, dati su ogni tipo di cose vengono continuamente messi sul web in forma linkata, in maniera sempre più massiccia; ognuno li può usare e può farne qualsiasi cosa gli interessi per ampliare la propria conoscenza e, con essa, quella della comunità in cui opera, quella della società. Perché conoscere non è solo possedere informazioni, è anche saperle usare, saperle diffondere, saperle trasferire e riuscire a piegarle alle necessità contingenti. Qualcuno può non avere molti dati da condividere, ma magari sa come chiederli, ha le domande giuste da porre per creare relazioni tra i dati di altri e produrre nuove conoscenze e crescita. I dati linkati sono proprio questo: gente che fa la propria parte, aggiungendo una piccola porzione, connettendo il tutto.

In questo stato attuale di cose, mi pare sia utile rendersi conto di tali cambiamenti e cercare di comprendere ed interpretare i segnali di innovazione, cogliendoli da letture cartacee o digitali, da incontri fisici o virtuali con altre realtà formative, da percorsi formativi seguiti, in modo da riappropriarsi di quel minimo di certezze operative sulle potenzialità degli attuali strumenti utilizzabili che costituiscono la base per una corretta pianificazione di idee.

È vero che oggi la rapidità di innovazione supera la possibilità di aggiornamento professionale, ma la capacità di gestione dei nuovi processi educativi e dei loro possibili sviluppi potrebbe dipendere proprio da una corretta organizzazione della nostra crescita personale. Quindi può non essere tanto importante conoscere il funzionamento di un certa piattaforma piuttosto che le dinamiche di relazione di un dato social network, quanto potrà essere fondamentale strutturare un proprio spazio, un proprio ambiente di formazione in rete che diventi, in primo luogo, punto di collegamento per le nostre risorse e poi punto di riferimento per le nostre attività.

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